Strangolati dall’1% più ricco

Roma – Siamo messi così, l’1% più ricco della popolazione mondiale possiede più ricchezza del resto del mondo. 

 

Per essere ancora più precisi, 8 persone possiedono tanto quanto la metà più povera dell’umanità. Tra il 1988 e il 2011 i redditi del 10% più povero dell’umanità sono aumentati di meno di 3 dollari all’anno mentre quelli dell’1% più ricco sono aumentati 182 volte tanto. 

 

E ciò che è più incredibile è che la crisi economica e finanziaria è molto, molto produttiva per chi è al vertice. Perché? Perché la loro ricchezza in soli 5 anni (dal 2010 al 2016) è aumentata del 44%. E, ovviamente, se il patrimonio mondiale si sposta verso il vertice della piramide, vuol dire che da qualche altra parte viene erosa. E da quale parte? Ebbene, negli stessi anni di crisi, sempre dal 2010 al 2016, la ricchezza della metà della popolazione mondiale, 3 miliardi e 600 milioni di persone, è diminuita proporzionalmente del 41%.

 

Siamo messi così, molto male. E l’italia non è risparmiata, anzi. Il nostro Paese ben risponde alle logiche fallimentari del neo-liberismo che sta producendo una disuguaglianza senza precedenti.

 

7 super-miliardari italiani possiedono quanto il 30% dei più poveri. E la bella notizia è che questa disuguaglianza non diminuisce, ma crescere anno dopo anno.  

 

Se questa è la realtà dei fatti ha senso pensare che la nostra civiltà si sta avviando verso l’autodistruzione? Ha senso pensare che avremo avuto la responsabilità di aver consegnato ai nostri figli un mondo peggiore di come ci è stato dato?

 

Ha senso, infine, pensare che il modello capitalista, l’unico rimasto ad operare nel mondo dopo la caduta del comunismo, è un sistema fallimentare e che si può cambiare direzione?

 

Intanto, iniziamo a far chiarezza su una cosa. Ci fanno credere che siamo in una situazione irreversibile e che non abbiamo via d’uscita poiché il sistema capitalistico globalizzato è un evento quasi naturale, ineluttabile della civiltà umana e dobbiamo tenercelo così com'è.  

 

Ma le cose non stanno così: con il crollo del muro di Berlino e la fine del comunismo, il modello neo-liberista è diventato l’unico modello che pretende di essere il solo possibile e, mentre in passato c’era un argine al suo sviluppo dato dal modello alternativo dell’Est Europa, dall’1989 sono state sciolte le ultime catene ed effettivamente, è diventato l’unico imperante nel mondo.

 

Ma è una vera menzogna, una balla colossale che è un sistema che non può essere riformato e ripensato ma, al contrario, trattandosi di un evento storico è un modello di società creato dall’uomo e, come tale, assolutamente modificabile.

 

Detto questo bisogna poi chiarire molto bene perché è un modello che va riformato e chi naviga contro un ripensamento di una società diversa da quella attuale.

Perché va riformato? Perché è un modello di società che concentra la ricchezza nelle mani di pochi, perché il 99% della società è costretta a lavorare in forme e modalità sempre più disumane  a tutto vantaggio di chi è in alto nella piramide.  Perché è un modello economico che ha posto il profitto, e non l’uomo, al centro di qualunque scelta. 

 

Vi chiederete ma come è stato possibile arrivare a tutto questo?

Ebbene, la politica, che siamo tutti noi con la nostra responsabilità di aver scelto negli anni la classe dirigente che ci ha governati,  ha la sua gravissima colpa di non aver più assolto al compito principale di essere al servizio della comunità umana ma di essersi lasciata completamente soggiogare e corrompere dal meccanismo infernale dei poteri forti dell’economia mondiale, multinazionali e grandi gruppi finanziari.

 

E cosa ha prodotto questo vuoto istituzionale?

1)      La compressione dei salari e un arretramento velocissimo in peggio delle condizioni di lavoro, in barba ai diritti fondamentali acquisiti dopo anni di durissime battaglie.

Viene spiegato molto bene nel rapporto Oxfam 2016, quando dichiara che la ricchezza circola ma viene sempre di più remunerato il capitale, e cioè i proventi delle società, piuttosto che i redditi da lavoro.Una prova di questo è nel fatto che i super manager vengono pagati anche 400 volte di più rispetto ad un impiegato medio.

2)     La deregolamentazione per cui si è lasciato sempre di più l’economia libera di operare indisturbata senza regole precise e chiare che tutelassero la collettività.

3)      Le privatizzazioni con le quali si stanno svendendo gioielli pubblici permettendo che grandi gruppi finanziari e multinazionali entrino a gamba tesa in interi Stati.

4)      La rete globale dei paradisi fiscali “sono proprio le persone e le compagnie più ricche, cioè quelle che dovrebbero fornire il maggior gettito fiscale, a potersi permettere il ricorso a questi servizi e a questa architettura globale per evitare di pagare quanto dovuto. E questo sistema induce anche i governi dei paesi fuori dalla rete dei paradisi fiscali a ridurre le tasse sui redditi di imprese e sui redditi degli individui più ricchi in un’esorabile “corsa al ribasso” .

     

      Se le cose stanno così è molto semplice comprendere chi non ha interesse a cambiare direzione e a riformare questo sistema che ci ha resi schiavi di un meccanismo infernale votato alla sola produzione di merce da consumare. Sono proprio loro, i grandi poteri della finanza, delle multinazionali che operano ormai indisturbati nel mondo grazie alla collusione con chi è seduto sulle poltrone dei poteri della politica. 

     Cosa ci tocca fare? Ci tocca avere coraggio, molto coraggio. Ci tocca, intanto, comprendere molto bene la realtà per acquisire senso critico verso questo sistema.

     

     E poi? Poi la rivoluzione parte innanzitutto da sé stessi, dalle piccole cose avendo la consapevolezza che noi siamo il 99% e loro soltanto l’1%.

 

 

 

Rapporto Oxfam 2017

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